Salute: gli italiani rinunciano a curarsi per mancanza di soldi

foto articolo n 2 risarcimento salute_800x533

Una situazione che non si dovrebbe mai registrare in quanto la salute è uno dei diritti fondamentali dell’uomo, garantito dalla stessa Costituzione italiana che all’articolo 32 ricorda come la Repubblica debba tutelare con ogni mezzo tale diritto.

Eppure nella realtà dei fatti non è sempre così perché, dati alla mano, cresce il dato riferito a cittadini italiani che rinunciano finanche a curarsi, quindi a prendersi cura della propria salute, a causa delle ristrettezze economiche.
Gli ultimi dati parlano piuttosto chiaro e ci consegnano un quadro deleterio del nostro paese: sono circa 20 milioni gli italiani che hanno problemi nel gestire la propria salute, cifra che racchiude al suo interno tanto chi rinuncia totalmente alle cure in quanto non ha a disposizione la cifra necessaria; quanto chi riesce in un modo o nell’altro a curarsi, ma per farlo è costretto a indebitarsi.

Chi rinuncia e chi si indebita

Cifre scioccanti che racchiudono al proprio interno quella che è la realtà del nostro paese alle prese ormai da anni con una crisi economica che non accenna a passare. Per la precisione, coloro i quali rinunciano del tutto alle cure a causa di mancanza di soldi sono la maggior parte: si parla di circa 12 milioni contro i quasi 8 che invece si indebitano. Tra questi ultimi emerge forte il dato di chi si è dovuto vendere la casa di proprietà per accedere alle cure: quasi 3 milioni di italiani.
Questi sono solo gli ultimi dati, forniti da analisi incrociate di dati  Istat e Censis diffusi poi da Confcooperative Sanità, ma si sta parlando purtroppo di un qualcosa di strutturale, quindi di fortemente presente nella società italiana.
Il tutto poi è figlio di una distonia tipica del nostro sistema in base alla quale gli italiani sono sempre più costretti a rivolgersi al privato pagando di tasca propria dato che il settore pubblico fa acqua da tutte le parti e presenta liste di attesa infinite.

Chi non ha soldi non si cura

Anche nel pubblico poi si assiste alla necessità, spesso e volentieri, di dover pagare un ticket per fruire della prestazione sanitaria. In sostanza un meccanismo pieno di falle e di ostacoli (basti pensare che per una colonscopia ad esempio i tempi di attesa medi sono di 90 giorni al nord che possono quasi raddoppiare se ci si sposta al sud Italia) che porta ad un esito scontato: gli italiani sono quasi costretti a trascurare la propria salute, eccezion fatta per chi è abbastanza benestante da potersi permettere di ricorrere a cure private.
Il tutto va in totale controtendenza rispetto a quello che dovrebbe essere il diritto e la tutela del malato garantito dalla Costituzione: si è ormai arrivati a dover sostenere che chi ha i soldi può curarsi, per gli altri resta valida la speranza di non avere mai bisogno di cure mediche specialistiche.

In viaggio dal sud Italia per le cure

Entrando un po’ più nel dettaglio sono soprattutto le cure dentarie ad essere tralasciate in quanto ritenuto troppo costose;  in generale poi tutte le visite specialistiche vengono spesso tralasciate, così come gli accertamenti diagnostici, le analisi del sangue, lenti e occhiali da vista,  prestazioni di riabilitazione, protesi e tutori.
E se la salute ha un costo elevato c’è anche un altro fattore cui si è soltanto accennato prima che deve essere tenuto in massima considerazione: dal nord al sud del paese la sostanza cambia profondamente. Un fatto incontrovertibile che ha dato il via al fenomeno orami noto come mobilità sanitaria, ovvero carovane di cittadini che dal sud Italia si spostano verso il nord per farsi curare in regioni ritenute più affidabili. Si parla anche qui, ovviamente, di un ristretto numero di fortunati che se lo possono permettere (o che decidono di indebitarsi) visto che alle spese per le cure devono anche essere poi aggiunte quello per lo spostamento.